Dopo la due giorni di Champions malinconica per noi italiani, che abbiamo dovuto buttare giù il boccone amaro vedendo tre inglesi e una spagnola accedere alle semifinali, ci siamo aggrappati all'orgoglio dell'Udinese, chiamata a ribaltare l'1-3 dell'andata contro il Werder Brema. E dopo il primo tempo, la gara del Friuli ci stava facendo riappassionare alle coppe europee, già tutti pronti a disdire gli appuntamenti presi al giovedì da qui a un mese per seguire le gesta dei ragazzi di Pasquale Marino fino alla finalissima di Istanbul, teatro pochi anni fa della più incredibile beffa subita da una squadra italiana in campo europeo.
Ma purtroppo il giovedì si continuerà a giocare a calcetto e ad andare al cinema, perchè il secondo tempo di Udine ha infranto i sogni, oltre che aumentato considerevolmente la quotazione del già ricercatissimo Diego.
Non è proprio annata per il nostro calcio, però due buone parole per questa Udinese vanno spese.
Bravo Marino, allenatore coraggioso (tre punte vere sempre le fanno giocare in pochi) e tatticamente preparato, e bravi tutti i giocatori friulani, che hanno lasciato il palcoscenico europeo a testa alta, seppur con qualche rimpianto - l'assenza di Di Natale in primis.
Menzione speciale per Fabio Quagliarella, autore di otto goal nella competizione e pronto ormai per una grande squadra; tante critiche gli sono piovute addosso per i goal sbagliati all'andata, ma procurasi quattro palle goal in Germania è già di per sè segnale da grande giocatore.
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